Diving into Light
by Natasha Farrant
publisher : Black Swan
pages 320
Every summer throughout her childhood, Florence would return to her family home on the west coast of France, where she would be joined by her exotic, hopelessly glamorous cousins and life as she knew it would begin under the benevolent eye of her grandmother Mimi. It was a heady existence of illicit drinking, stolen kisses and the bittersweet pains of first love.
But now Florence is living completely alone with her new baby. Haunted by nightmares, she cannot open the letters from her grandmother accumulating on her mantelpiece. What devastating truth do these letters hold? Why has Florence turned her back on her past? And will she and Mimi ever be able to escape the guilt that is tearing them apart and has shaken their family to its very core?
Florence ha appena dato alla luce la sua bambina, ma non c’è nessuno accanto a lei, neppure il padre della bambina. L’infermiera Cassandra, prova un interesse speciale per questa giovane mamma sola, capisce che ha dentro di sé un peso terribile di cui non riesce a liberarsi, e la convince a confidarsi. Florence inizia a raccontarle degli anni perduti, delle estati passate nella casa di famiglia sulla costa francese, insieme agli zii, alle zie, ai numerosi cugini, delle prime trasgressioni, delle gite in spiaggia, delle pene del primo amore… e dell’onnipresente nonna Mimi.
Ma perché ora Florence non vuole avere più niente a che fare con loro? Le lettere di Mimi si accumulano sul camino, non lette, le chiamate rimangono inascoltate, non vuole vedere nessuno, vuole solo restare sola. Quale terribile segreto nascondono gli incubi che la perseguitano ogni notte? Riusciranno Florence e Mimi a mettere da parte il terribile senso di colpa che le ha divise e che ha sconvolto l ‘intera famiglia?
Scritto in terza persona, abbina il tempo presente alla narrazione contemporanea, e il tempo passato ai ricordi e a tutto ciò che è accaduto alla protagonista nel passato (in alcune occasioni, tuttavia, il tempo presente viene usato anche in scene che si svolgono nel passato). Un espediente che purtroppo non dà il risultato che magari l’autrice si aspettava (almeno questa è la mia impressione), il tempo presente infatti toglie in qualche modo profondità alla narrazione e i continui salti da una linea temporale all’altra (oltre ai salti di scena), sovente immediati, generano in alcuni casi confusione e diminuiscono il senso continuità.
Il romanzo inizia mettendo in scena una quantità enorme di personaggi (nonni, cugini, zii, prozii), e questo non aiuta. Il lettore si sforza di ricordare chi è chi e quale grado di parentela lo unisce agli altri, arrivando infine a focalizzare l’attenzione solo su una parte di essi (quelli che poi risulteranno avere una rilevanza maggiore ai fini della narrazione); è trascinato attraverso i ricordi della protagonista principale in un incessante avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una verità e di un segreto che vengono svelati solo all’ultima pagina.
Florence è un personaggio mediocre, infantile ed egoista, anche nel suo senso di colpa. Le sue reazioni ai cambiamenti e alle tragedie sono per certi versi puerili, fugge, si isola, il suo unico desiderio è lasciarseli alle spalle, non affrontarli, ed allontana da sé tutto quello e tutti coloro che possono farglieli ricordare e rivivere. Nega a se stessa e a sua figlia persino l’amore del padre quando non ha il coraggio di affrontare la sua gravidanza con l’uomo che ama, e semplicemente fugge via, senza una parola di spiegazione (se il suo comportamento mi lasciava delusa prima, dopo questa rivelazione non poteva che confermare le mie sensazioni).
Tutto quello che accade in questo romanzo, arriva al lettore filtrato attraverso l’animo inaridito di questo personaggio, che sembra fatto di pietra perché non ci arrivano le sue emozioni, le sue sensazioni, la profondità della sua pena. Florence sembra un manichino che racconta senza alcuna partecipazione una parte terribile della sua vita dalla quale si è estraniata; niente di lei sembra autentico e il lettore diventa semplicemente spettatore senza riuscire ad identificarsi con lei né a provare empatia per ciò che le è successo. Questo si verifica anche quando è Mimi a raccontare attraverso le lettere la sua personale tragedia a Florence. Vi sono delle scene atroci, ma in un certo senso non lo sono abbastanza. Anche in questo caso c’è aridità, Mimi ci appare come la versione anziana di Florence.
Non mi è piaciuto come è stato comunicato dall’autrice. Sembra essere stato scritto da uno spettatore, ma se non si riesce a provare ciò che si scrive, come si può pensare di farlo vivere a chi legge?
L’idea di questa terribile tragedia e del senso di colpa non era male, non è male neppure la scaletta che l’autrice segue per accompagnare il lettore verso la scoperta, se solo avesse dato più importanza al personaggio principale, tutto avrebbe acquisito più realismo e più profondità.
rating : 2/5


